lunedì 9 maggio 2016

[The Pills - Sempre meglio che lavorare] A voi non piacerà…


Finalmente sono riuscito a vedere per bene questo film.

Non è semplice affrontare il discorso legato a esso, in quanto seguo i video del gruppo da tempo, tali video sono ambientati a Roma, in posti che ho frequentato e quindi il fattore nostalgia è notevole e il giudizio non può essere quindi del tutto distaccato.

Comunque ci troviamo davanti a un prodotto particolare, non usando questo termine in maniera stupida.

Ciò che lo rende particolare è il contrasto effettivo fra il messaggio, anzi i messaggi, che vuole esprimere e il come viene espresso.

Il messaggio è semplice, parla di amicizia, amicizia nel senso più profondo del termine, quella che riesce a farti incazzare con persone a cui vuoi bene, a tenere li tuo punto per cercare di fargli comprendere qualcosa, ma nel contempo quell’amicizia sempre presente nei momenti in cui ne hai bisogno. Insomma, l'amicizia che man mano puoi rispecchiare sempre in meno persone che conosci.

Il film cerca di analizzare il disagio di chi, come me, si sente praticamente sempre nel posto sbagliato nel momento sbagliato, sia esso il lavoro o un ritrovo, se non quando, appunto, non si ha l’appoggio di un amico.

Viene poi affrontato l’argomento spinoso del che cazzo fare della propria vita. Ora non so voi, ma io, tutt’oggi a quasi 40 anni, non lo so. Ho un lavoro che nella maggior parte delle volte non mi piace, passo troppe ore con persone delle quali non me ne frega nulla, non per nulla il termine colleghi esiste per questo, e mi continuo a dire che prima o poi svolterò. Non so se la svolta sia una cosa radicata particolarmente nel romano o nell’italiano proprio fatto sta che si sente sempre che quello che si ha, e si viva, sia meno di quello che si vorrebbe effettivamente. Naturalmente non si sa bene quale possa essere la situazione ideale, così si vive in uno stato di perenne scontentezza emotiva.

Altro argomento presente nel film probabilmente è prettamente attuale, il fatto che nel giro di veramente pochi anni si sono andati a perdere dei punti di riferimento cittadini che fino a una decina, probabilmente quindici, anni fa c’erano. Così posti interessanti dove passare le serate hanno lasciato il posto a locali per fighetti con prezzi allucinanti e persone finte. Anni fa te ne fregavi di come uscivi, potevi fare quello che ti pareva in posti accoglienti, oggi è tutta una selezione all’ingresso, peccato che l’ingresso è il portone del palazzo di casa tua. Pe dinne una guardate che fine j’hanno fatto da ar Villaggio. :(

Tecnicamente il film è ben realizzato e traspare la voglia di farlo, il giocare col colore e il bianco e nero funziona e molte scene sono come devono essere.

Quello che non funziona, purtroppo, è la sequenzialità degli eventi. Temo che ci sia stato una forte supervisione sul montaggio e alcune parti sembrano slegate fra loro, soprattutto nella prima metà. Si eccede poi di sequenze musicali, sapete quelle scene con la musica e le immagine scollegate che dovrebbero servire ad accompagnare le spiegazioni? Ecco, in un film di 80 minuti averne molteplici spezza troppo il ritmo, anche se, e qui torniamo all’ipotesi d’una supervisione, restano sempre funzionali.

La scelta sonora pur rispecchiando i miei interessi attuali tende all’imposizione lì dove vai a selezionare praticamente tutti i gruppi d’una realtà romana “alternativa”.

Questo lungometraggio mi ha lasciato parecchie cose, magari sono le cose che mi servono o mi servono ora, ma i concetti espressi, molti, vanno a toccare le corde che devono.

Invito chiunque pensi che il gruppo funzioni solo sulla corta misura a rilassarsi e a godersi, spegnendo ogni distrazione possibile, il loro operato.


Io intanto torno alla ricerca della mia cicorietta. ;)

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